Se un vescovo o un alto prelato fa visita ad un’istituzione civile la cosa in Italia spesso più che notizia fa rumore. Perché da noi il tema della laicità dello Stato è rimasto ancora in molti casi terreno di scontro tra posizioni ideologiche dietro le quali ci sono non solo ruggini e “lutti non elaborati”, ma anche diverse visioni del mondo e delle cose.
A Brescia la visita del vescovo Luciano Monari al consiglio comunale avvenuta venerdì scorso, 3 febbraio, ha trovato invece, pur con sfumature diverse, un’unanime e calorosa accoglienza, e suscitato anche qualche giusta emozione.
Per chi fa dell’impegno civico – che vuol dire politico – la propria bandiera questa è una buona notizia da più punti di vista.
Anzitutto perché conferma che occorre sempre giudicare un’istituzione dalle persone che la rappresentano (e il nostro vescovo, per le cose che dice e che fa, è evidentemente giudicato bene dalla città per il suo mestiere di pastore).
Inoltre il messaggio che il vescovo ha voluto portare alla comunità politica cittadina, quello della ”urgenza della concordia” oltre le ideologie, è uno di quelli che sta particolarmente a cuore a chi per definizione fa della leale ed operosa condivisione di progetti e di ideali da parte di cittadini attivi e “di buona volontà” il proprio ambizioso e difficile obiettivo. Senza dimenticare che la concordia è una virtù assolutamente laica.
parlaBrescia.it
Il consiglio del Vescovo
Piazza Mercato: ottimo intervento
Riceviamo un contributo di Nicola Donda, coordinatore di Civica Brescia, che pubblichiamo volentieri/ pbs
- Decido che pensare se sia "conveniente o sconveniente, vantaggioso o controproducente, opportuno o meno" è tutto tempo perso: io penso questa cosa e la dico; si perché a volte nel tran-tran delle fazioni, per la logica dei campanili ci si preoccupa troppo delle eventuali reazioni e non si agisce. Voglio dire Bravi; e lo voglio dire a questa Amministrazione, che io non ho votato, che non mi fa impazzire e che ha preso a mio avviso nel suo mandato delle strade discutibili; ma voglio dire bravi ad una loro iniziativa, quella che riguarda Piazza Mercato; in fondo l'ambiente civico a cui appartengo mi spinge a dire quello che penso, mica sempre devo pensare male di qualcosa....
Ho imparato che a Brescia si vive meglio andando a piedi, dalla mia "Mamelistrasse" vado verso la Stazione e ho anche la fortuna di poter cambiar percorso mentre vado; ecco, era un po' che non passavo per Piazza Mercato, se anche per voi è così, andate, è diventata bellissima; il progetto di arredo , che non voglio in questa sede toccare dal punto di vista "polemico" (costi, tempi benefici) per me rappresenta un lavoro ben fatto; il progetto delle bancarelle intelligenti è elegante e curato nei dettagli, un plauso va di certo ai due progettisti (l'arch. Valente e l'ing. Flamini) e a chi lo ha costruite; il prospetto già ricco di Palazzo Martinengo Palatino, (il nostro piccolo Campidoglio), si fa forte dei nuovi banchi, che silenziosi aspettano le prime luci dell'alba, per schiudersi come fiori; davvero bello....brava Amministrazione, questo te lo meriti.
Il punto sulle energie rinnovabili
A partire dal 2005 ogni anno il Worldwatch Insistute (istituto indipendente fondato nel 1974, il primo dedicato all'analisi delle questioni ambientali mondiali) pubblica il “Rapporto sullo stato mondiale delle energie rinnovabili”.
L’importanza e la qualità del rapporto lo hanno reso un punto di riferimento in tutto il mondo nel mercato delle energie rinnovabili (vento, sole, acqua, geotermia, biomassa) a livello governativo, accademico, oltre che di ricerca e sviluppo industriale.
Il rapporto del 2011 ci dice che “gli sviluppi recenti sono così veloci, che la nostra percezione ha molti anni di ritardo sulla realtà”. Nel 2010 le rinnovabili nel mondo hanno uguagliato le fonti tradizionali per nuova potenza installata (95 GW) e investimenti: 211 miliardi di dollari rispetto ai 160 del 2009, un terzo dei quali spesi solo in Cina. Nel 2010 la potenza fotovoltaica mondiale è passata da 7 a 17 GW.
Nelle circa 110 pagine del rapporto del 2011 l’aggettivo municipale o la parola municipalità compaiono trenta volte. Ad esempio a pag. 62 del rapporto si legge (traduz. parlabrescia.it) che “le normative che dipendono dal potere e ricadono nelle competenze delle municipalità possono assumere diverse forme. Un aspetto comune è una pianificazione urbana che includa l’energia rinnovabile. La maggior parte dei piani richiedono che l’energia rinnovabile sia integrata nello sviluppo urbano in determinate forme sistematiche ed in modalità di lungo termine … Tra le città ed i governi sottoposti a sondaggio almeno la metà possiede un qualche tipo di pianificazione urbana che include anche l’energia rinnovabile”.
Sappiamo che Brescia fa parte del progetto Civitas Modern sulla mobilità sostenibile, ma crediamo si possa e si debba fare di più, sia nel PGT sia come comproprietari di A2A e quindi di Edipower nelle cui mission trovano ampio spazio anche le rinnovabili, per poter governare da protagonisti consapevoli il necessario processo di cambiamento.
Peraltro la microgenerazione energetica di rinnovabili diffusa sul territorio crea concorrenza ai grandi produttori di energia perché rende autonomi i consumatori (il motto politico/energetico è "power of the people"), che anzi immettono persino energia in eccedenza nella rete. Molti studi autorevoli dicono che entro il 2050 sarà possibile che l’Europa si rifornisca solo di energie rinnovabili sicuramente per l’energia elettrica e con buone probabilità anche per gli altri servizi energetici come riscaldamento, raffrescamento e trasporti.
Il cammino non è però scontato e occorre sospingerlo.
Città sostenibile: gli architetti ne parlano
Il primo incontro, previsto per giovedì 26 alle 16.30 presso Ambiente Parco, metterà a confronto la tradizione ormai trentennale della città di Friburgo con le scelte recentemente adottate da Brescia nel nuovo PGT.
L'appuntamento sarà occasione di dibattito su problemi, scenari e priorità.
[FLASH] Materne: riaperte le iscrizioni
Materne comunali: il taglio e la piega
Solo due settimane fa parlavamo su queste pagine dei tagli del Comune alla spesa sociale che presto avrebbero suscitato le reazioni dei cittadini. Le vittime dei tagli - dicevamo - punteranno l’indice su alcune scelte di spesa più criticabili, chiederanno conto delle ragioni di quelle scelte, pretenderanno rigore.
E quanto previsto è già accaduto, con la vicenda dei tagli alle spese delle scuole materne e del movimento di genitori sorto in pochi giorni che vi si è fermamente opposto. Come ci ha raccontato al telefono la dott.ssa Simona Cacace, che fa parte del gruppo di genitori in protesta, il prossimo settembre i bambini di tre anni, quelli nati nel 2009, non potranno iscriversi alle quattro scuole dell’infanzia del loro quartiere (Rebuffone in Viale Venezia, Valotti a Mompiano, Gallo al Villaggio Sereno e a Caionvico) perché dal prossimo anno quelle scuole le potranno frequentare solo “mezzani” e "grandi".
Chi ha figli da iscrivere al primo anno di scuola materna dovrà rivolgersi ad altre scuole del quartiere o della città (in tutto ce ne sono 45 tra comunali e statali e private convenzionate). Le tre sezioni di cui si compone ciascuna delle scuole richiamate sopra sono state infatti ridotte a due, avendo il Comune tagliato di 500.000,00 euro gli stanziamenti (e costando ogni sezione aggiuntiva circa 120.000,00 euro all’anno) che vuol dire cento bambini di meno.
Il dott. Gardani, responsabile delle scuole d’infanzia del Comune, ci dice la dott.ssa Cacace, ha fatto quello che poteva e doveva a fronte delle amputazioni del suo budget di spesa. Il dato politico importante della vicenda sta nella trasversalità, nella compattezza e nella forza numerica del gruppo di genitori che si è mobilitato, raccogliendo più di 1700 firme in poche ore. Non ci sono appartenenze partitiche o politiche dietro questa protesta, né tanto meno frange estremistiche.
Anzi, in tre di questi quattro quartieri (Viale Venezia, Mompiano e Caionvico) vive buona parte della Brescia benestante, quella che – come ha detto ad alta voce una mamma mercoledì sera alla riunione avvenuta fra i genitori interessati – alle ultime elezioni ha votato PDL. “Non sappiamo che cosa hanno votato tutti questi genitori alle ultime elezioni, sappiamo con certezza chi non voteremo la prossima volta” si è sentito dire l’assessore che, conscio dell’importanza della partita, ha voluto incontrare una rappresentanza dei genitori di sabato pomeriggio e accompagnato dal direttore generale del Comune, dott. Triboldi. Cercheremo di sentire nei prossimi giorni anche la voce dell’assessore o di qualche suo funzionario per comprendere meglio le ragioni del Comune.
Qualche considerazione spontanea viene da fare soprattutto sulla coerenza di questa misura rispetto ad un progetto di città che dovrebbe vedere quale obiettivo l’incremento della popolazione sino a 220.000 abitanti, e quindi favorire le giovani famiglie e migliorare la vivibilità e i servizi senza creare disagi a chi ad esempio l’anno prossimo rischia di trovarsi ad avere più figli che frequentano materne diverse.
Il gruppo di genitori ha organizzato per oggi, lunedì 23 gennaio, alle 17.30 una manifestazione di protesta in piazza Loggia, in contemporanea con il Consiglio comunale al quale si parlerà della loro questione. Noi crediamo che alla fine il Comune da qualche parte li troverà questi 500.000,00 euro e che dopo il “taglio” farà la “piega”. Una protesta così agguerrita secondo noi porterà al risultato sperato, anche perché i genitori hanno cominciato a prospettare l’ipotesi di un ricorso al TAR. In effetti il testo unico sull’istruzione del 1994 dice che le scuole materne “sono composte normalmente di tre sezioni corrispondenti all'età dei bambini”. Si tratta di vedere se al criterio “normale” basato sull’età si possa derogare solo per ragioni didattico/demografiche (come nel caso di comuni con pochi bambini) o anche per questioni di bilancio legate a scelte dell’amministrazione di dirottare altrove risorse. Ne parleremo ancora. .
Il suolo come bene comune per eccellenza
di Pierre-Alain Croset -
Venerdì 13 gennaio siamo andati in quattro di Officina della Città ad Orzinuovi (Rocca S. Giorgio) per ascoltare una brillante conferenza di Paolo Pileri sul consumo di suolo nella pianura bresciana. L’evento era organizzato dalla Fondazione Cogeme, che ha promosso dal 2007 diversi progetti di ricerca coordinati dal Prof. Maurizio Tira dell’Università di Brescia.
Questo percorso virtuoso ha consentito di porre il tema della sostenibilità ambientale al centro dell’attenzione delle Amministrazioni locali: prima con il progetto “Franciacorta sostenibile” che ha visto coinvolti tutti i 20 Comuni della Franciacorta, poi con il progetto “Pianura sostenibile” al quale hanno aderito 36 Comuni della Pianura a cavallo delle province di Brescia, Bergamo e Cremona. L’evento di venerdì presentava i risultati del terzo momento di questo percorso di ricerca: uno studio approfondito su 22 comuni appartenenti alla bassa pianura bresciana, che verrà prossimamente concluso con la pubblicazione di un libro intitolato Suoli D.O.C. Effetti dell’uso e del consumo di suolo in Franciacorta e nella Pianura bresciana.
Paolo Pileri, docente di Pianificazione Territoriale e Ambientale al Politecnico di Milano, è il maggiore esperto italiano sul problema del consumo di suolo e dei conseguenti effetti ambientali e paesistici (Si veda per esempio il recentissimo libro Spazi aperti. Un paesaggio per Expo, uscito come catalogo della mostra omonima alla Triennale di Milano chiusa il 9 ottobre 2011).
Ha introdotto in Italia il tema della “Compensazione Ecologica Preventiva”, praticata in particolare in Germania, che prevede che ogni trasformazione urbanistica a carico dei suoli obblighi a un’azione compensativa non fatta a posteriori, ma realizzata subito come condizione della trasformazione stessa (per esempio piantare un numero di alberi sufficienti a compensare la produzione di gas-serra generata dalla trasformazione urbanistica).
Con grande chiarezza, Paolo Pileri ha ricordato che il suolo è prima di tutto una risorsa ambientale, purtroppo scarsa e non rinnovabile. Il fatto che sia una risorsa non è purtroppo tutelato dalle leggi urbanistiche, come dimostrano i dati molto preoccupanti riguardanti la scomparsa delle terre agricole nella Provincia di Brescia.
Calci e rigore
Molti giustamente avrebbero preteso dal Governo Monti qualche più significativa misura di contenimento dei costi della politica (per le indennità, per i portaborse, per i rimborsi di spese mai sostenute, ecc.) o qualche imposizione di contributi speciali alle situazioni “speciali” delle pensioni baby consolidate da anni, o delle mega pensioni, magari di chi ha anche altri redditi cospicui e nemmeno se ne accorge se gliene trattengono il 20%o il 30% o di più, o se gliele pagano in titoli di Stato.
Il significato economico di queste misure può sembrare trascurabile, ma quello politico, sociale, morale è invece altissimo. Solo dando l’esempio e contenendo gli sprechi si possono chiedere sacrifici o rinunce ai cittadini.
Lo stesso vale anche a Brescia. È di questi giorni l’annuncio di tagli significativi alla spesa sociale. È vero che il nostro livello bresciano di welfare è sempre stato elevatissimo rispetto a realtà anche non distanti geograficamente da noi. Ma il problema squisitamente politico - oltre a quello sociale evidente - è che se l’entità dei tagli supera i venti milioni di euro annui, il Comune non può più permettersi di agire prestando il fianco a critiche più che motivate sull’uso del denaro pubblico e delle risorse.
Se si chiede rigore agli altri occorre esser rigorosi noi stessi. Vale nelle vita, vale a maggior ragione nell’amministrazione della cosa pubblica. A parte le alchimie assurde del patto di stabilità, di cui questa amministrazione non è certo responsabile, gli inquilini pro tempore di Palazzo Loggia si giocheranno in questo anno che abbiamo davanti la loro credibilità proprio sul tema della spesa (spending review dicono gli anglosassoni; ”ocio ai franc che ta ghet en scarsèla” direbbe Canossi).
Perché sarà inevitabile che i bresciani, quando si troveranno senza sussidi o vedranno tagliati aiuti su cui hanno fatto affidamento per anni, guarderanno con occhio assai più critico e polemico le vicende dell’immobile ex Oviesse, o della nuova sede della Polizia locale in via San Faustino, o del parcheggio della galleria sotto il Castello.
E si ricorderanno anche, sebbene se ne parli meno ultimamente, della nuova sede del Comune, decisamente non indispensabile e irrazionale rispetto al percorso della metro, realizzata con denaro privato ma a scomputo di rilevantissimi oneri di urbanizzazione.
Sono oltre 50 milioni di euro che, al netto di quanto occorre per completare le urbanizzazioni davvero necessarie e non superflue, farebbe proprio comodo all’assessore Di Mezza e soprattutto ai cittadini poter aver “in scarsèla” già oggi (gli oneri si pagano subito), anziché domani o dopodomani in mattoni e cemento, anche in termini di maggiori volumetrie private concesse per rendere sostenibile economicamente, almeno sulla carta, una così rilevante opera in conto oneri.
Foresta urbana e riqualificazione edilizia
Dopo la pausa natalizia torniamo ad aggiornare il nostro blog, iniziamo il nuovo anno con un interessante contributo dell'ing. Giuseppe Pasquali Coluzzi sul "sogno" delle foreste urbane a Brescia, che volentieri pubblichiamo, anche per arricchire il dibattito sul nuovo PGT. Bentornati su parlabrescia, buon anno e buona lettura.
La FORESTA URBANA e la RIQUALIFICAZIONE EDILIZIA
di Giuseppe Pasquali Coluzzi -
Con uno sforzo di estrema sintesi la situazione urbanistica di Brescia può essere ricondotta a due “macroproblemi”:
la deindustrializzazione, causa dell’impoverimento progressivo del tessuto socio economico della città e l'inadeguatezza di gran parte del patrimonio edilizio rispetto agli “standard storici” incombenti.
Le foreste urbane
La deindustrializzazione ha reso (sfortunatamente?) disponibili vastissime aree (quasi tutte da bonificare) sulle quali si accentra il miope interesse immobiliare secondo la logica perversa che porta ad offrire sempre nuove disponibilità abitative e di servizi a chi non ha lavoro e quindi non ha mezzi per investire.
La disponibilità di aree dismesse (o in via di dismissione) nell’Area Vasta considerata dal PGT può essere stimata tra 1 e 2 km2.
Sia consentito di sognare che su questa area sia estensibile una “Foresta Urbana” intesa come insieme delle unità arboree, non spontanee, coltivate secondo un programma diretto ad ottenere un buon mix dei seguenti “prodotti” anche, ma non esclusivamente, in relazione al programma di riqualificazione edilizia:
crediti di Co2, risparmi dei costi di bonifica, legname da opera, da infissi e da mobili, da pannelli,
bio massa,
occupazione di manodopera in termini di reindustrializzazione
e contributo al recupero della sanità dell’aria.
Il concetto di “Foresta Urbana” è molto popolare tra gli urbanisti, gli economisti, gli agronomi, gli ingegneri, gli architetti di moderna cultura ecologica ed ambientale. In una recente tesi di laurea sulla stima del recupero di Co2 ottenibile da una foresta urbana si citano più di settantacinque titoli sull’argomento.
Luther King scriveva: non rinuncerei a piantare un albero oggi anche se fossi sicuro che domani avvenisse la fine del mondo.
La riqualificazione edilizia
Il rinnovamento del patrimonio edilizio, da quello storico propriamente detto a quello anche recente, in termini statici, strutturali, energetici, di sollievo ai problemi dell’invecchiamento della popolazione, dei servizi alla famiglia, della mobilità, dei rifiuti, ha raggiunto un grado di criticità storica che porterebbe a dire: adesso o mai più.
La superficie abitata nell’ Area Vasta che potrebbe-dovrebbe avvalersi di un programma di riqualificazione, sempre con le riserve del caso, può essere stimata da 15 a 25 milioni di metri quadrati con i risultati di: messa in sicurezza per i prossimi cento-centocinquanta anni,
riduzione del consumo energetico, miglioramento della qualità della vita, incremento dei valori immobiliari, ossigeno per il sistema produttivo,
freno allo spopolamento della città e recupero dello “sprawl” urbano.
I due programmi, quello della Foresta Urbana e quello della Riqualificazione Edilizia non sono evidentemente supplementari ma possono essere resi tra di loro complementari in una visione dello sviluppo della città che, finalmente, esca dallo schema delle rendita fondiaria.
Ai concetti sopra esposti deve essere data evidentemente una veste quantitativa e ciò sarà fatto se si troverà un minimo di condivisione.
Brescia merita di sognare (come si dice in termini calcistici) e possiede tutte le risorse necessarie perché i sogni raggiungano almeno il grado di completezza di un Progetto.
Va anche misurata la capacità della città di ribellarsi agli schemi che l’hanno ridotta nello stato di “infelicità strutturale” in cui si trova e di pensare che esiste un futuro diverso, se non migliore.
Auguri e arrivederci a gennaio
I verbi più peculiari di questo evento, nel suo significato vero, sono rinascere dall’alto, rinnovarsi nel profondo, rivedere la luce. Sono verbi - se si pensa alla stagione drammatica e piena di incertezze che stiamo vivendo nel paese, in Europa ed in gran parte del mondo – dei quali si sente il bisogno urgente di una nuova e forte coniugazione.
Al presente, però, e all’imperativo, principalmente verso se stessi, o al congiuntivo esortativo. Non al passato, non al futuro, né tantomeno al condizionale.
Ma cosa possiamo fare noi, da questo blog, da Officina della città e dalla neonata Piattaforma Civica, per portare rinnovamento e rinascita, e per coniugare quei verbi? Di fronte alla vastità e alle dimensioni della crisi sembrerebbe poco. E tuttavia la risposta più pronta ai bisogni primari che la crisi lascia oggi scoperti, e lascerà ancor più nel futuro prossimo, potrà essere data soprattutto nelle comunità locali, nelle realtà dei singoli territori, dove le reti di protezione, di aiuto, di solidarietà, soprattutto dalle nostre parti, esistono ancora.
Molte istituzioni benefiche bresciane sono nate proprio in momenti storici di grande emergenza sociale. La politica locale dovrà allora fare la sua parte, operosamente, ed essere vicina alla città. E anche noi potremo dare il nostro pur piccolo contributo.
Per un movimento civico, che è fatto certo di programmi decisi insieme, ma soprattutto di persone che si uniscono, di sensibilità che si incontrano, di volontà condivise di ridare voce ai cittadini e ai loro bisogni, la crisi può però essere anche l’occasione per riflettere sulle ragioni fondanti del proprio impegno. E la ricorrenza del Natale il momento più indicato per farlo. Pensando anche a Roma e al suo governo, viene perciò da dire che la sola competenza “tecnica”, che pure è ingrediente fondamentale del contributo del civismo, di per sé non basta.
Alla politica occorre ridare anima, ed occorre far rivivere in essa non tanto valori religiosi o trascendenti – che in uno stato laico attengono alla sfera individuale dell’agire politico, sebbene per molti siano l’intima ragione e il motore nascosto di un impegno civile autentico – ma i principi fondamentali della pur datata, ma in ciò sempre giovane, carta costituzionale: “diritti inviolabili dell'uomo”, “doveri inderogabili di solidarietà”, “eguaglianza”, “progresso materiale e spirituale della società”, “libertà”.
Che poi, in concreto, significano: salute dei cittadini, attenzione all’ambiente, difesa dei più deboli e promozione di una crescita non solo orizzontale ma anche verticale, che sappia convogliare le risorse sociali, economiche e morali di Brescia verso la costruzione di una città più vivibile, più equa, più rispettosa della dignità della persona e delle libertà individuali, e più ispirata alla concordia, la virtù più urgente del ventunesimo secolo. Per rinascere dall’alto in politica occorre dunque partire dal basso, dalla terra, occorre togliere di tasca le mani pulite e curate e usarle per fare bene, sporcandosele sanamente. È quello che intendiamo fare nell’anno che arriva. Con questi auspici e con questo spirito, nel ringraziare quanti hanno lavorato anche quest’anno con impegno per tenere vivo e vitale questo luogo di riflessione e di libertà, auguriamo allora a tutti e di cuore un buon Natale e un buon anno nuovo. Arrivederci al 2012.
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Per noi è una grandissima vittoria, se pensiamo che la prima riunione dei genitori è avvenuta cinque giorni fa. Riconosciamo l'estrema disponibilità dell'Amministrazione, al contempo consci che anche su questioni come le scuole dell'infanzia può saltare un'elezione.
Una buona messa in piega.